Accesso disaggregato alla rete

Il BEREC dovrebbe spiegarci chi sta tutelando, i cittadini europei e il libero mercato o gli amici Operatori?

L’organismo dei regolatori europei delle comunicazioni (BEREC), giudicando in contrasto con la normativa Ue l’emendamento italiano al Dl semplificazioni che obbliga la disaggregazione dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete fissa di Telecom Italia, si muove con forza per fermare un processo di liberalizzazione del mercato delle TLC italiano.

Questa è la notizia vera e a questo punto viene da chiedersi se siamo di fronte ad un organismo che per sua naturale predisposizione ha il dovere di tutelare il libero mercato e gli interessi dei cittadini europei oppure ad un nuovo brontosauro occupato a tutelare la propria posizione di potere.

Così come descritta dai giornali e dalle dichiarazioni dei diretti interessati, sembra che la seconda ipotesi sia la più realistica, infatti BEREC non dice: “norma giusta ma lasciate che sia l’Autorità (AGCOM) a normare questa regola che favorisce l’apertura del mercato delle TLC” ma alza gli scudi per violata maestà, tralasciando di dirci cosa ne pensa di questa posizione del Governo italiano.

A Georg Serentschy , presidente di BEREC, Assoprovider chiede se conosce la situazione italiana delle TLC, di AGCOM e di una normativa attuale che complessivamente  è stata costruita in favore di un mercato fintamente aperto ma di fatto in mano ad un unico operatore. Immaginiamo infatti anche quanto possa essere preoccupato di questo strappo italiano poiché è un segnale forte per tutte le Autorità che credono di poter ingessare un mercato, forti del potere conferito loro dalla UE.

Condivisibile il concetto espresso: “i regolatori nazionali devono operare in maniera indipendente da qualsiasi altro organismo in relazione allo svolgimento dei loro compiti di regolamentazione”. Ma siamo completamente sicuri che i compiti di regolamentazione siano sempre coerenti con il libero mercato quando i diretti concorrenti sono penalizzati e un’intera fascia di PMI italiane sono completamente tagliate fuori da questa competizione economica?

Essere indipendenti significa esserlo davvero non solo nei confronti di altri organismi istituzionali ma anche da lobbies e interessi di aziende con forte potere di mercato, con il fine ultimo di garantire all’utente finale di poter accedere ad un mercato libero e fortemente concorrenziale.

La legislazione italiana, prodotta fino ad oggi da AGCOM e Governi passati, non è proprio uno dei migliori esempi da portare a garanzia dell’indipendenza, vedi ad esempio la storia del Beauty Contest delle frequenza televisive.

Tralasciando i legittimi piagnistei dei piccoli azionisti di Telecom Italia che hanno altri mille motivi per lagnarsi, il primo tra tutti essere appunto azionisti di Telecom Italia, sorprende la posizione dei sindacati corsi a tutelare le migliaia di maestranze dell’Operatore dominante quando il loro assordante silenzio di questi anni nei confronti della libera concorrenza e delle aziende PMI che offrono reale occupazione nei mercati in cui operano, non è passato inosservato, tanto da chiedersi se si sono accorti che il mondo è cambiato.

Assoprovider si augura che chi è stato per anni commissario europeo alla concorrenza non si faccia intimidire da questo artefatto polverone.